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Biodiesel da microalghe

Biodiesel da microalghe

Una prospettiva che garantisce equa distribuzione di energia a livello globale

04/set/2011 Energia Giulia Gaio

All’alba del 21° secolo l’uso di combustibili fossili porta ad una serie di problemi che porteranno a limitarne l’uso: i giacimenti petroliferi stanno finendo in scorte, mentre la popolazione mondiale sta crescendo insieme alla richiesta di combustibili per autoveicoli e mezzi di trasporto; l’uso di questi combustibili è limitato dalle nuove normative europee e mondiali che impongono limitazioni su certe sostanze elencate nel Protocollo di Kyoto; i giacimenti petroliferi sono concentrati solo in certe regioni del pianeta e questo comporta che il mercato del petrolio è controllato solo da certi paesi che possono influenzare fortemente l’economia mondiale; questi giacimenti sono situati quasi sempre in zone di conflitto e ciò fa alzare i prezzi per il trasporto e la distribuzione del petrolio in altre regioni del pianeta.

Le ragioni appena descritte comportano quindi di trovare un’alternativa al petrolio, ma soprattutto ai combustibili come la benzina e il diesel che sono i più utilizzati sul nostro pianeta, in quanto usati per la maggior parte dei mezzi di trasporto. Altre forme di energia rinnovabili non sono ancora sfruttabili per il settore dei trasporti perché richiederebbero una rivoluzione nei macchinari utilizzati come i motori stessi. La reale possibilità è data dall'uso di biocombustibili che potrebbero sostituire i comuni combustibili utilizzati nelle macchine.

Il biocombustibile è ottenuto da olii estratti da materia organica come piante, alghe ma anche grassi animali. La coltivazione di piante per la produzione di biocombustibili è difficile perché comporta l’uso di terre sfruttabili per l’agricoltura e la produzione di cibo per le popolazioni locali. Inoltre, una volta che le piante sono state usate, per riprodurle è necessario aspettare mesi prima di poter usare ancora la stessa “biomassa”. Molte specie di biocombustibile sono state sviluppate, ma recentemente quella che garantisce i migliori risultati sono le micro alghe coltivate in vasche.

Le microalghe possono essere cresciute in vasche posizionate in mare o sulla terra ferma, occupando molto meno spazio delle altre piante terrestri. La loro produttività è 1000 volte superiore alle altre coltivazioni perché le alghe necessitano massimo 10-14 giorni per ricrescere da capo (anche meno se sono usati sistemi per farle crescere in condizioni ideali): questo comporta che si può ottenere molto più combustibile a partire da coltivazioni più piccole e che non tolgono cibo alle economie locali. In più esistono circa 20.000 specie di micro alghe con diverse proprietà in diverse zone del pianeta, con la conseguente possibilità di coltivare micro alghe in ogni parte del mondo, senza avvantaggiare una specifica regione.

Le coltivazioni di microalghe aiutano anche a smaltire l’accumulo di CO2 nell’atmosfera perché la assorbono e ne necessitano durante la crescita nelle vasche: molte idee su possibili processi industriali vedono come possibilità lo smaltimento della CO2 inviando i gas di scarico in vasche dove sono cresciute le microalghe, in modo da non liberare questa sostanza in atmosfera e di usarla per ottenere biocombustibile. Molti altri ancora sono i vantaggi dell’uso di micro alghe, ma il vero problema rimane trovare la tecnologia e le macchine necessarie per la produzione di biocombustibile. Per questo è necessario uno studio ed una valutazione del possibile consumo energetico e delle possibili emissioni dovute alla produzione di biocombustibili da micro alghe. Recentemente si stanno eseguendo molti studi per capire il sistema più efficace per produrre biodiesel da microalghe, ma per il momento rimane una prospettiva lontana, anche se molto più vicina di altre per la possibile sostituzione dei combustibili fossili.