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Carlsberg è l'azienda birraria più green del mondo

Carlsberg è l'azienda birraria più green del mondo

La ricerca, avviata da Newsweek nel 2009, valuta le prestazioni ambientali delle più grandi società internazionali

06/mar/2012 Ambiente Giulia Gaio

Carlsberg conquista il vertice nella piramide delle compagnie birrarie più “green” al mondo e si attesta come l’azienda del settore più sostenibile a livello internazionale.

A riconoscerlo è il “Newsweek Green Rankings 2011”, la classifica delle 500 imprese più “green” al mondo che da 3 anni viene realizzata da Newsweek in  collaborazione con i due istituti di ricerca ambientale Trucost e Sustainalytics, leader a livello globale.

Dal 2009, lo storico settimanale statunitense ha avviato il progetto per valutare le prestazioni ambientali delle più grandi società internazionali, stilando una classifica che tiene in considerazione il loro reale impatto ambientale, la gestione di tale impatto e la trasparenza nella comunicazione delle attività sostenibili, rilevato sulla base di 700 parametri, tra cui le emissioni di gas serra, l’utilizzo delle risorse idriche e lo smaltimento dei rifiuti solidi.

In questa speciale classifica verde, Carlsberg è stata riconosciuta al 1° posto fra le aziende produttrici di birra a livello internazionale e 2° al mondo fra le aziende del settore beverage, subito dopo PepsiCo.

Carlsberg Italia, in particolare, ha fatto nel 2011 un passo avanti fondamentale nel cammino di sostenibilità del gruppo con il lancio di Modular 20, la tecnologia di spillatura che permette di spillare la birra senza l’aggiunta di CO2, riducendo l’impatto ambientale durante le fasi di infustamento, distribuzione e consumo e garantendo al contempo una birra di qualità eccellente, più fresca più a lungo.

Carlsberg Italia si è inoltre distinta per essere stata la prima azienda birraria a livello mondiale ad aver conseguito, con il supporto tecnico di IEFE (Istituto di Economia e Politica dell’Energia e dell’Ambiente) dell’Università Bocconi di Milano, la Dichiarazione Ambientale di Prodotto (EPD) da parte dello IEC (International EPD Cooperation), la massima autorità internazionale nella certificazione delle prestazioni ambientali del prodotto, secondo una metodologia scientifica che contempla gli impatti del ciclo di vita del prodotto (Life Cycle Assessment).

Non solo, Carlsberg Italia è anche l’azienda che fissa le regole in materia di certificazione ambientale di prodotto a livello mondiale: essendo infatti la prima azienda ad aver ottenuto l’EPD in ambito birrario, ha avviato e condotto il processo di creazione delle Product Category Rules (PCR), ovvero le regole metodologiche specifiche da applicarsi nella predisposizione di una EPD per una determinata categoria di riferimento di prodotti, in questo caso la birra.

Con la tecnologia ideata e realizzata da Carlsberg Italia, è stata introdotta una duplice innovazione: dal punto di vista del fusto utilizzato e dal punto di vista della tecnologia di spillatura.

La birra infatti non è più contenuta nei tradizionali fusti di acciaio, ma in fusti in PET totalmente riciclabili che sfruttano le proprietà del particolare materiale plastico, riuscendo cosi a garantire una maggiore protezione del contenuto, una maggiore durata del fusto chiuso (9 mesi contro 6 mesi dell’acciaio) ed una più lunga vita utile una volta aperto (31 giorni contro i circa 4 dell’acciaio). Innovazione che comporta una drastica riduzione del peso, dei trasporti su gomma e un abbattimento degli sprechi di birra legati al lavaggio dell’impianto, grazie al modulo di lavaggio con compressore integrato incluso nel sistema, che permette un lavaggio automatico e in autonomia.

La rivoluzione di Modular 20 riguarda inoltre anche le modalità di spillatura: la birra contenuta nei fusti in PET infatti non si spilla più utilizzando le tradizionali bombole di CO2, come è stata prassi finora, ma “semplicemente” comprimendo con aria il fusto all’interno di una camera iperbarica, garantendo così il mantenimento del livello naturale di anidride carbonica ed un prodotto organoletticamente perfetto.

Secondo quanto emerso dallo studio comparativo realizzato da IEFE Bocconi fra il tradizionale sistema di spillatura ed il fusto in PET, quest’innovazione risulta notevolmente meno impattante, grazie a molteplici riduzioni: consumo totale di risorse (pari al-44%), utilizzo totale di energia (-21%), potenziale di effetto serra (-28%), emissioni in atmosfera (-31%), potenziale di acidificazione (-11%), rifiuti generati (-19%), e rifiuti pericolosi generati (47%).