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Fotovoltaico a inseguimento su un bacino artificiale

Fotovoltaico a inseguimento su un bacino artificiale

Primo impianto realizzato in provincia di Pisa con tecnologia tutta italiana

06/gen/2012 Energia Giulia Gaio

È stato inaugurato in provincia di Pisa il primo impianto fotovoltaico galleggiante che sfrutta le aree inutilizzate dei bacini artificiali con un impatto ambientale ridotto. La peculiarità, rispetto ad altri prodotti simili, è che le zattere su cui l'impianto è montato sono in grado di inseguire il sole durante l’arco della giornata; inoltre utilizzerebbero l’acqua su cui galleggiano per raffreddarsi e mantenere livelli di rendimento massimi.

Il progetto si chiama Floating Tracking Cooling Concentrator (Ftcc) ed è nato nei laboratori di una società pisana, la Scienza industria tecnologia (Sit). A fondarla, vent’anni fa, un gruppo di fisici del Cern, il maggiore centro di ricerca su particelle e alte energie in Europa.

Il primo impianto pilota, terminato a settembre, è stato realizzato grazie alla collaborazione della toscana Koiné Multimedia e della Enertec di Trento ed occupa 300 metri quadri del bacino di Colignola per una potenza installata pari a 30 chilowatt in grado di soddisfare il fabbisogno di dieci abitazioni.

In Italia esistevano alcuni impianti galleggianti, ma erano fissi e non riuscivano a concentrare l’energia del sole. Il supporto (tracking) dei nuovi pannelli ha il vantaggio di costare la metà (500 euro per ogni kW installato) dei pali per l’inseguimento solare a terra, ed è costituito da zattere che si spostano con facilità in base all’orientamento dei raggi solari. Si avvale inoltre di riflettori che aumentano la potenza dei moduli.

Il problema del surriscaldamento, che in estate diminuisce l’efficienza dei pannelli, viene evitato irrorando sui moduli l’acqua presente nel bacino. E rispetto agli impianti tradizionali sono previsti maggiori incentivi statali.

Nel complesso questi nuovi pannelli costano la metà di quelli sempre “ad inseguimento”, ma terrestri, producono fino al 75% di energia in più rispetto a quello tradizionale, con costi ridotti del 20%. I nuovi pannelli potrebbero rappresentare una svolta per l’utilizzo del fotovoltaico in Italia, finora rallentato da timori legati all’impatto sul paesaggio e alla perdita di aree agricole.

Poco invasivi, sono facili da rimuovere e possono occupare zone abbandonate o sottoutilizzate come laghi di cava, bacini idroelettrici o per l’irrigazione agricola. Una risorsa di cui l’Italia è ricca. Ben venga dunque la sperimentazione, soprattutto se permette di ottenere risultati importanti in sede di efficienza e riduzione dei costi e contribuisce in maniera importante a creare passo dopo passo un futuro più sostenibile.