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Olio fritto, nuova vita con il progetto Oileco

Olio fritto, nuova vita con il progetto Oileco

Raccogliere, pulire e riutilizzare l'olio significa ottenere benefici sia ambientali che economici

29/feb/2012 Ambiente Giulia Gaio

Una nuova vita per l'olio 'fritto'. Recuperandolo e ripulendolo i benefici sono sia ambientali che economici. E da una stima, tra olio industriale e domestico, della raccolta media pro-capite annula si pensa di poter arrivare fino a 4,5 kg.

Punta a questo il progetto 'Oileco' (finanziato in parte da Intelligent energy for Europe e che riunisce partner europei per la raccolta e valorizzazione energetica  degli oli alimentari usati) raccontato da Michele Faberi, esperto di valorizzazione energetica di Ecosoluzioni, società di consulenza che dal 2000 si occupa di sviluppo sostenibile con attività di ricerca, analisi, valutazione e assistenza tecnica ad enti pubblici e privati.

Con quello che tecnicamente viene definito Olio alimentare post consumo (Oapc), spiega Faberi, un comune ci si può ripagare l'illuminazione pubblica, oppure rifornire i serbatoi degli autobus, riscaldare la piscina o la scuola comunale. E tutto grazie all'olio 'fritto'. Basta raccoglierlo, pulirlo, e riutilizzarlo: "E' un combustibile a tutti gli effetti, assimilabile per esempio all'olio di palma - osserva l'esperto - che può essere utilizzato subito sia per le caldaie che per i motori diesel (anche se è più acido) oppure può essere trasformato in biodiesel".

Nel recuperare l'olio, osserva l'esperto, c'é un duplice beneficio, ambientale ed economico, rispetto alla dispersione nel lavandino o nel water che danneggia soprattutto i depuratori ed inquina le acque che poi finiranno nei corsi d'acqua e a mare. La raccolta e la pulizia dell'olio - per Faberi - deve "inserirsi all'interno di una catena virtuosa, di una filiera", che è poi l'intento di Ecolsuzioni in un'ottica di insieme tra comuni che dovrebbero federarsi.

Insomma, dice Faberi, servono "politiche di bacino". Questo anche perché per esempio i comuni perdono il controllo degli oli industriali (tipo ristoranti e catene alimentari) dal momento che non è un rifiuto urbano.

In ogni caso tra industriale e domestico si stima di poter arrivare a 4,5 kg a testa all'anno; affinché l'investimento sia conveniente serve comunque un bacino di 150-200.000 abitanti "puntando alla filiera corta". In un anno un'azienda può pensare di sfiorare il tetto delle 600 tonnellate di olio (con 4 kg a testa di olio all'anno) recuperando "un bene che altrimenti sarebbe disperso".

Infine, per incentivare i sindaci a federarsi, conclude Faberi, si può puntare a incentrare la discussione sullo strumento amministrativo del 'patto dei sindaci', specie sul versante della riduzione delle emissioni e dell'uso minore dei combustibili fossili, anche per avere la possibilità di accedere a finanziamenti europei.