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La casa passiva non ਠun sogno. Prima parte

La casa passiva non ਠun sogno. Prima parte

14/feb/2011 Edilizia

 

Bioedilizia, tecnologia dei materiale, case attive e case passive, coibentazione, bio-architettura: tutti i giorni parliamo e sentiamo parlare di queste bellissime esperienze quasi futuristiche, esperienze tecnologiche che ci proiettano verso un mondo migliore in cui inquinamento e smog sono solo un fumoso incubo del passato.

Ma che cosa sono davvero queste parole? Che cosa vogliono dire, dal punto di vista tangibile? Abbiamo degli esempi, nella vita di tutti i giorni, di persone che si impegnano in prima linea per migliorare la loro qualità della vita e il mondo che li circonda?

Noi di Amore per la casa questo ce lo siamo chiesti e, con piacere, ci siamo dati una risposta: si.

La scorsa settimana siamo andati a trovare Massimo Berveglieri, capace decoratore di Ferrara (anche se lui preferisce definirsi imbianchino) che grazie alla sua volontà, all'aiuto della sua famiglia ed in particolare della gentilissima e sveglia figlia Michela, è riuscito in un intento straordinario, ovvero lottando contro molte avversità è stato capace di creare una casa con un bassissimo impatto ambientale.

Massimo ha puntato tutto su un materiale che di nuovo ed innovativo non ha nulla, ma che mantiene intatte le caratteristiche di straordinario e poliedrico materiale, ovvero la canapa, e con la canapa ha pensato in grande.

Il lavoro è partito da una riflessione: quello che va bene dove ci sono climi secchi e freddi non va bene nella zona di Ferrara dove l'umidità sa di essere una costante e la calura estiva si fa davvero sentire. Quindi un isolamento ben fatto deve proteggere non solo dal freddo ma anche e soprattutto dal caldo.

Perciò polistirolo, polistirene, lana di vetro o di roccia e fibra di legno, male si adattano al clima umido di Ferrara. Quindi la canapa, inattaccabile dagli insetti perché amara, come panacea della coibentazione, in quanto materiale traspirante che non risente del problema del clima umido e che riesce a sua volta ad assorbire l'umidità generata all’interno degli ambienti.

Basta pensare alle corde dei velieri le quali rimangono praticamente intatte anche dopo l'affondamento degli stessi in acqua salata o i cordami usati da secoli nelle nostre campagne e ancora sani e robusti dopo tanti lavori.

La canapa è un materiale straordinario: di origine autoctona, quando viene coltivata funge da concime, essendo una coltivazione azotante, e gli scarti della lavorazione vengono usati per la produzione di vapore per la lavorazione del materiale stesso.

Con queste premesse Berveglieri e la sua famiglia hanno deciso di mettere insieme una sorta di “casa-cantiere pilota” nella quale testare le doti della canapa in una situazione a basso impatto e a chilometri zero per quello che riguarda il trasporto.

Il primo problema sorto, ancora prima di iniziare la coibentazione della casa e la costruzione del cappotto isolante, è stata la difficoltà di utilizzo e di lavorazione della canapa stessa, materiale molto difficile da tagliare e da forare, quindi Berveglieri non si è perso d'animo e da vero italiano creativo qual'è ha brevettato un utensile per poterla lavorare, un utensile che nella sua forma e nel suo uso ricorda molto i sistemi “dei nostri nonni” che ci consente di poter gestire la canapa nel migliore dei modi.

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