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Un mare di energia per l'Italia

Un mare di energia per l'Italia

L'Enea è pronta per sfruttare il potenziale marino italiano

23/giu/2011 Energia Giulia Gaio

"Prospettive di sviluppo dell'energia dal mare per la produzione elettrica in Italia", questo è il tema del Workshop organizzazato dall'Enea che ha visto protagonisti il 16 e il 17 giugno a Roma scienziati, imprenditori, amministratori, responsabili e gestori della rete elettrica e dei servizi energetici.

L'iniziativa, a pochi giorni dal referendum che spinge l'Italia in maniera ancora più decisiva a perseguire lo sviluppo delle fonti rinnovabili, è stata promossa nell'ambito dell'Accordo di Programma sulla Ricerca di Sistema Elettrico in vigore con il Ministero dello Sviluppo Economico, dal quale l'Enea ha ricevuto un finanziamento di 500 mila euro.

Il potenziale energetico nelle coste italiane e nei mari che circondano la Penisola è enorme e ancora sconosciuto. In termini grossolani si stima che solo dalle onde c'è da attendersi energia pari a quella prodotta dai sei centrali nucleari EPR, quelle che poi sarebbero dovute essere costruite in Italia e che sono state respinte dal referendum. Ancora maggiore il potenziale energetico ottenibile dalle correnti marine.

Lo sfruttamento della forza di onde, correnti e maree avviene attualmente solo grazie a pochi prototipi esistenti a livello mondiale, ma le prospettive sono allettanti, tanto che la società finanziaria Douglas-Westwood stima tra il 2011 e il 2015 l'installazione nel mondo di impianti che consentiranno di ricavare almeno 150 MW di energia elettrica dal moto ondoso e dalle correnti di marea.

Anche le prospettive italiane sotto il profilo tecnologico non sono da meno. Un esempio arriva dal Natural Ocean Engineering Laboratory dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria che ha sviluppato il progetto di impianto Rewec3, una diga a cassoni capace di sfruttare l'energia ondosa e che vedrà la sua prima istallazione a Formia.

L'Enea, dunque, ha tutte le carte in regola per vincere la sfida: esperienza, tecnologia e soprattutto migliaia di chilometri di coste a disposizione. Gli scienziati sono già al lavoro per individuare le zone più adatte per gli impianti.