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Incentivi energia rinnovabile: la Cina ci batte

Incentivi per energia rinnovabile: la Cina ci batte

Forse siamo meno bravi di quanto non si creda

25/ott/2010 Energia

Noi siamo abituati a vedere la Cina come un enorme inquinatore, come una gigantesca idrovora energetica, più simile ad un buco nero che non ad un Paese del ventunesimo secolo, in cui tutte le fonti del pianeta convergono per uscire sotto forma di prodotto interno lordo, CO2 ed inquinanti vari.
Se si considera che i cinesi sono poco meno di 2 miliardi e che la loro crescita è qualcosa per noi di assolutamente impensabile, sono certamente degli inquinatori ma la cosa che appare strana è che fanno molto, o comunque cercando di fare molto, per limitare i danni.

Il problema cinese è molto semplice, ed è il problema che ci si pone da anni parlando di sostenibilità: se tutto il mondo, se tutti gli abitanti della Terra fossero “ricchi e civilizzati” quanto gli europei o gli statunitensi, il pianeta non ce la farebbe più a sostenerci e collasserebbe sotto il peso dell'umanità: il nostro modello di vita non è sostenibile, o lo rimane solo quando riguarda solo una piccola élite di persone (esattamente come oggi) ma il problema è che la Cina ci sta raggiungendo, quindi è bene (anche per loro) dare un freno alla insostenibilità.

"Il rapporto ha esaminato 6 Paesi che insieme totalizzano quasi metà delle emissioni di gas serra in tutto il mondo: Stati Uniti, Cina, Giappone, Australia, Corea del Sud e Regno Unito. Incentivare le fonti rinnovabili equivale, implicitamente, a porre una tassa sulle emissioni di gas serra. Per questo il parametro usato è il costo implicito di una tonnellata di anidride carbonica (anche se, nota il rapporto, sono poche le azioni per tassare direttamente il carbone, la fonte principale di emissioni). I risultati individuano nel Regno Unito il Paese con i maggiori incentivi per le fonti rinnovabili, con un costo implicito di 21,19 euro per tonnellata di CO2. Al secondo posto balza la Cina, con 10,27 euro. Seguono, distanziati, gli Stati Uniti (3,69 euro), il Giappone (2,24 euro) e l'Australia (1,23 euro). Chiude la classifica la Corea del Sud, con un costo di soli 50 centesimi per tonnellata."
Fonte

Insomma, per quanto la Cina sia e rimanga un enorme inquinatore sembra che qualcosa si stia muovendo anche da quelle parti, e non certo per “bontà d'animo” ma semplicemente perché depredare il pianeta delle sue risorse non porta da nessuna parte.