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Gli italiani e i prodotti green

Gli italiani e i prodotti green

10/nov/2010 Ambiente

Underwriters Laboratories (UL), organismo leader al mondo in materia di sicurezza e certificazione di prodotto, ha commissionato a Eurisko, primario Istituto di ricerca, un’importante rilevazione presso un campione di oltre mille italiani residenti in Italia per conoscere quale sia l’attenzione riposta nei confronti dei cosiddetti “prodotti verdi”, ovvero prodotti presentati e venduti con caratteristiche di eco-compatibilità a salvaguardia dell’ambiente.

Dallo studio intitolato “Prodotti green: avvertenze d’uso” emerge, infatti, che gli italiani hanno ormai preso confidenza e familiarità con questi prodotti. Per l’84% del campione non si tratta di una moda passeggera, ma del futuro prossimo dove la protezione dell’ambiente e la responsabilità sociale assumeranno un ruolo strategico come chiave di sviluppo economico. I consumatori sono, infatti, pronti a premiare le aziende che sposano la “green philosophy” e a punire (74% del campione) quelle che si comportano in modo irresponsabile verso l’ambiente, smettendo di acquistare i loro prodotti.

Infatti, solo il 3% del campione è disposto a spendere di più per un prodotto eco-compatibile. Questo perché si aspetta che siano i produttori ad accollarsi il peso del processo di rinnovamento, che il 67% delle persone vorrebbe fosse certificato da parte terza e non lasciato al libero arbitrio dei produttori attraverso autodichiarazioni o autocertificazioni.

D’altronde, il mondo “green” è ancora foriero di molte incertezze e ignoranze come dimostra la ricerca. Secondo lo studio, appena la metà del campione conosce “solo vagamente” la classificazione energetica, malgrado gli incentivi statali e le campagne di pubblicità progresso in tal senso. Un italiano su tre ancora confonde la classe energetica A con quella C, immaginando che la prima sia meno efficiente.

Il consumatore ancora una volta è lasciato solo nel momento della scelta e le informazioni sulle caratteristiche dei prodotti e la veridicità di quanto sostenuto sono sempre e solo una questione in mano ai produttori e alle loro autodichiarazioni verdi. Invece gli italiani pensano, erroneamente, che sia l’Unione Europea (68%) o lo Stato italiano (54%) a garantire la responsabilità ambientale da parte delle aziende.

Nel complesso dallo studio condotto emergono alcuni segnali di grande interesse. C’è una chiara domanda da parte dei consumatori verso l’eco-sostenibilità, che emerge a più livelli ed in molteplici circostanze. Ma c’è anche una forte cautela perché la situazione non è chiara, i consumatori non si sentono tutelati, né tanto meno assistiti all’atto dell’acquisto. Chiedono maggior chiarezza e informazione (82%), desiderano impegno da parte delle istituzioni e degli stessi produttori.

Un ruolo importante viene richiesto alla comunicazione, che deve essere regolata per evitare che nel gran “calderone verde” si possano nascondere troppe comunicazioni false, non sostanziate o fuorvianti riguardo ai presunti benefici dei prodotti dal punto di vista ambientale. Il cosiddetto “greenwash” risulta, infatti, un fenomeno in ascesa a livello globale. Secondo l’inglese Advertising Standards Authority (ASA) il numero di denunce legate alle dichiarazioni di eco-sostenibilità dei prodotti raddoppiano di anno in anno. Per questo la comunicazione e ancor di più le dichiarazioni e certificazioni verdi devono essere vere e verificabili nel tempo, come richiesto dal 67% degli italiani.

“La parola green è difficile anche se tutti ne sono attratti. Ma è vaga e può avere un significato diverso per ognuno di noi. Per questo suggeriamo di cercare sempre programmi e marchi quanto più possibile trasparenti e chiari, che aiutino i consumatori a stabilire cosa è veramente importante per definire se un prodotto risponde alle caratteristiche pubblicizzate” commenta Marcello Manca, Vice Presidente di UL Environment, nonché Amministratore Delegato di Underwriters Laboratories in Italia.

 

“Il mercato si consoliderà nel tempo - scegliete saggiamente. Ci sono oltre 500 ‘etichette green’ (Fonte ecolabelling.org) e molti dei programmi che oggi esistono, domani potranno facilmente scomparire. Questo non aiuta la credibilità nei confronti dei consumatori, ne consente di dare la giusta evidenza ai produttori che veramente credono e investono in questa rivoluzione verde”, aggiunge Manca.

 

Veronica Albanese, Direttore di ricerca GfK Eurisko, commenta così i risultati dell’indagine: “Il futuro è tracciato. I nuovi consumatori premieranno sempre più le aziende socialmente responsabili. Nel patto di fiducia consumatore-brand, le dichiarazioni da parte di enti certificatori sono garanzia di correttezza, equità, efficienza e danno valore alle marche ed alla costruzione della loro reputazione”.